ieri, il mio turno…

… dopo il pianto di Claudine… è toccato a me. Altro matrimonio ieri: Vedaste, la sua storia la potete leggere sotto racconti di vita.

Al matrimonio c’era parecchia gente, anche alcuni ticinesi suoi amici e 5 ragazzi che insieme a Vedaste sono stati salvati dalla guerra e portati in Italia perché feriti selvaggiamente nell’inferno della primavera del 1994. Alcuni tra loro erano bambini e dal lontano 1994 non li avevo ancora incontrati. Li ho riabbracciati adulti, alcuni già sposati, bene in forma malgrado le vistose cicatrici a ricordare i terribili avvenimenti del genocidio che ha sconvolto la loro vita, sterminato le loro famiglie.

Nell’entrare in chiesa Vedaste con la sua mano stretta a quella di Colombe mi ha guardata, i suoi occhi si sono riempiti di lacrime e io ho iniziato a piangere. Per quasi tutta la cerimonia, in parte accompagnata da acquazzoni così rumorosi e violenti che il prete ha interrotto alcune volte la messa, non sono riuscita a fermare il mio pianto, le scene del genocidio erano lì, latenti nella mia anima e mi si sono riptoposte davanti in modo dirompente, mi sono rivista un Vedaste piccolo col suo bastone e la gamba fasciata, la sua serietà, il suo sguardo perso nel vuoto, poi le scene dei micidiali macete, dei cadaveri sventrati, dei bambini feriti, della devastazione più totale in un paesaggio meraviglioso, i punti di raccolta di migliaia di bimbi dispersi nel fuggi fuggi generale, gli ospedali improvvisati in chiese e scuole, i cumuli di terra per fosse comuni dove alla svelta erano stati sotterrati centinaia di cadaveri perché non venissero mangiati dagli animali selvatici… gli orrori del genocidio… i ponti distrutti e quelli ricostruiti per poter andare avanti, la gioia di ritrovare bimbi ancora vivi nascosti ai margini delle strade e poterli portare in salvo, l’odore pungente e indimenticabile dei troppi cadaveri, il fiume Akagera (sorgente del Nilo) rosso del sangue delle centinaia di migliaia di persone trucidate e buttate dentro i cui cadaveri sono potuti essere recuperati nel lontano lago Vittoria in Uganda, e altro ancora…

Il mio pianto finalmente di liberazione? lo spero proprio perché spesso quando sono qui in Ruanda e mi avvicino alla gente percepisco ancora il dolore, anche quello di Vedaste che molto riconoscente mi ha riservato per tutta la giornata proprio il posto che sarebbe spettato a sua madre alla quale era molto affezionato, ma credo che nel profondo del suo cuore avrebbe preferito avere con lui la mamma che lo ha partorito, non una bianca incontrata per caso nei misteriosi meandri della vita…

eccoci, Vedaste, Colombe e le mamme

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Rwanda

Carissimi,

da giovedì sera eccomi in Ruanda, questa volta accompagnata da Rosie, Oriano e Waldo.

Dopo aver passato la prima giornata in città a cambiar soldi, a organizzare la visita ai gorilla per Oriano e i miei cugini che arriveranno domani sera, a fare piccoli e grandi acquisti anche per i mercatini del Natale che si avvicina velocemente, la visita ai nostri ragazzi del foyer qui in città, abbiamo subito fatto il primo bagno di folla sabato, per la festa della dotazione della figlia di Constance la presidente dell’associazione di vedove di Rutongo, nella mattinata e il matrimonio al pomeriggio con la festa finale all’imbrunire.

La dotazione qui è una festa molto importante, le famiglie degli sposi si incontrano per la prima volta e secondo la tradizione viene data alla mamma della sposa la mucca ma la mamma deve offrire il pranzo a tutti gli invitati e gli infiltrati… è un’occasione per mangiare carne, cosa molto rara…

Arriviamo a Rutongo sabato mattina alle 9.00 a casa di Constance dove si svolge la dotazione, nel giardino 3 grandi gazebo: uno per i futuri sposi, uno per la famiglia della ragazza e in faccia a questo il gazebo per la famiglia e amici dello sposo. Rosie ed io non abbiamo potuto rifiutare di indossare gli abiti tradizionali. La festa inizia con i responsabili delle 2 famiglie che si punzecchiano e fanno battute a quanto pare molto spiritose, un sacco di risate ma poveri noi 4 bianchi che non capiamo un bel niente, solo molte risate… qualche traduzione… ma assistiamo curiose alla reazione di Oriano e Waldo che con tanto ben di Dio sono ammagliati dalle molte bellissime ragazze ruandesi…

Questa dotazione è iniziata così:
il responsabile della famiglia di Claudine inizia a chiedere ai rappresentanti della famiglia di Jean Pierre cosa sono venuti a fare qui a Rutongo, su questa montagna a 2000 metri… , noi siamo qui a festeggiare il compleanno di umukecuru ( sarei io che ho compiuto gli anni alla fine d’agosto), siamo qui a fare una festa di famiglia e voi venite a disturbarci? come osate? mi chiamano e davanti a tutti ( oltre 700 persone) mi cantano tanti auguri, mi regalano una bottiglia di vino di fragole rigorosamente senza alcool, (umukecuru significa la saggia, l’anziana…);

da qui continuano le battute e iniziano le richieste: abbiamo saputo che state festeggiando ma sappiamo anche che nella vostra famiglia c’è tanto amore, spirito di accoglienza e di condivisione così vogliamo unirci a voi anche perché sappiamo che qui c’è una ragazza molto carina e di cuore, siamo interessati a lei perché il nostro Jean Pierre, un ragazzo serio e ben educato si è innamorato e lo vorremmo vedere felice… abbiamo portato anche le mucche che stanno risalendo la montagna per dimostrarvi che siamo veramente interessati… le nostre mucche fanno un buon latte e Jean Pierre è cresciuto bene e forte… ed entrano in scena i pastori nei loro abiti tradizionali cantano e danzano poemi dedicati alle mucche.

Le battute e le frecciate continuano per una buona oretta fin che i tam tam iniziano ad essere battuti per far uscire Claudine da casa… ed eccola che esce, bellissima, emozionatissima, in lacrime.

Per farla breve Claudine ha pianto tutto il tempo, è duro per lei abbandonare la mamma vedova e lasciare il nido che l’ha protetta per tanti anni.

Ma non ha pianto solo durante la dotazione, anche in chiesa nel suo bellissimo abito bianco era in lacrime, quando è uscita dalla chiesa, durante le fotografie di rito, durante la récéption offerta dalla famiglia dal marito in un posto incantevole, durante i canti e le danze, al taglio della torta. Una faccia da funerale… e il marito poverino che non sapeva più che fare per farla sorridere, gli asciugava le lacrime, cercava di abbracciarla e di consolarla ma niente da fare, sono un accenno di sorriso quando incrociava i miei occhi.

Sinceramente ero preoccupata e ho chiesto a Constance se l’hanno costretta a sposarsi, se il matrimonio era combinato ma la mamma mi ha assicurata che nessuna pressione è stata fatta sulla figlia, da anni Jean Pierre amava la ragazza, già dai tempi dell’università quando si incrociavano tutti i giorni e si davano un’occhiata di sfuggita.

Mi ha detto anche che sua figlia è una ragazza dei tempi antichi, un’anima vecchia tutta casa, scuola, lavoro, una ragazza molto seria e che sicuramente aveva anche paura per la prima notte di nozze.
Abbiamo lasciato la festa quando ormai era buio e salutato una Claudine sconvolta con un marito sul traumatizzato.

Ieri l’incontro annuale con gli studenti che i loro padrini hanno deciso di sostenere all’università, un pomeriggio intenso e proficuo, oggi salita a Rutongo per visitare i progetti e inizio delle nostre attività…

Vi terremo informati,

cari saluti gabriella

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Bianco e nero è più bello!

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“Da fratello a fratello, dal mio cuore al tuo cuore, se la pelle è diversa non facciamo l’errore di parlare di razze come con gli animali, di pensare sbagliando di non essere uguali, bianco e nero è più bello, da fratello a fratello!”

Le parole e la melodia di questa canzone sono ferme lì, costantemente nella mia testa, da quel ventisei agosto, giorno in cui è terminata la più bella e significante, credo, esperienza della mia vita. Dopo averla sognata per anni, finalmente quest’estate sono riuscita a respirare quella famosa aria ruandese ed è stato meraviglioso, dal primo all’ultimo secondo.

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Durante il nostro soggiorno laggiù, io e mia mamma, siamo state un po’ a Remera, quartiere della capitale Kigali, e un po’ a casa di Costance nel villaggio di Rutongo.  Inoltre abbiamo girato per il paese: siamo state al parco nazionale dell’Akagera, sul confine con la Tanzania, dove abbiamo visto giraffe, zebre, ippopotami ed elefanti; a Gyseni, paesino sul lago Kivu al confine con il Congo e nella cittadina universitaria di Butare. Ho potuto vedere diversi tipi di ambienti anche se alla fine, dovunque tu sia, se ti guardi attorno le uniche cose che vedi sono colline di un verde sgargiante, coltivate fino alla cima, che contrastano con la terra rossastra di case e strade. Ci sono piantagioni di tè, caffè o banane ovunque.

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Oltre al paesaggio spettacolare del “paese delle mille colline”, la cosa che mi ha colpita di più fin da subito è stata la gente. Non qualcosa in particolare della gente, la gente e basta.
I loro volti sorridenti anche se vivono nella miseria, il loro modo di urlare “umuzungu, umuzungu!” (“uomo bianco, uomo bianco!”) quando ti vedono passare, la loro gioia quando da lontano gli fai un gesto di saluto con la tua mano bianca, il loro essere stupiti quando, dopo averla pizzicata, si accorgono che la tua pelle pallida e fragile non si rompe, la loro tranquillità e pazienza, il loro modo di proteggerti, il rispetto che portano per te.
Penso di aver sorriso più volte in tre settimane di Africa che in 15 anni di vita.
Ho amato dare la mano ai bambini mentre tornavano da scuola o quando avevano il bidone pieno d’acqua sulla testa, ho amato salutare gli anziani fuori dall’associazione a Rutongo, ho amato rincorrere Prince (quel bambino tanto bello e divertente che si mette le infradito grandi tre volte il suo piede al contrario) a Remera e giocare con lui, ho amato quando le ragazze toccavano i miei lunghi capelli arancioni o quando i ragazzi mi chiedevano di poter essere i miei fratelli neri.

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Ma viaggiare, viaggiare veramente, significa conoscere un paese, nel bene e nel male.
Ho visto persone ai lati delle strade, ferme, sperando che qualcuno da lassù mandasse un po’ di fortuna, ho visto feriti di guerra con ancora il volto impaurito, paura che non se ne andrà mai via. Ho visto bambini piangere per la malnutrizione, non erano lacrime da capricci, erano lacrime vere, lacrime piene di dolore e sofferenza. Non come i nostri bambini bianchi, che piangono perché l’altalena su cui vogliono andare non è libera o perché, prima di poter mangiare il salame e il prosciutto, la mamma li obbliga a mangiare due cucchiaini di minestra. I miei figli cresceranno come i bambini africani, e sono sicura che diventeranno persone tre volte migliori di noi ticinesi, me compresa.

Sono queste le immagini che ti segnano e insegnano più di tutte. Infondo, quella gente, cosa ha fatto per meritarsi tutto ciò? Nulla. E noi, noi cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò che abbiamo? Nulla. Siamo tutti uguali, anche se il colore della nostra pelle è diverso. L’anima non ha un colore. L’amicizia non ha un colore. L’amore non ha un colore.
Promettetemi e soprattutto promettete a voi stessi che da adesso, ogni giorno, penserete almeno un momento a quelle facce scure ma sorridenti che, malgrado tutto, sono felici, forse più di noi. Bianco e nero è più bello, ve lo assicuro.

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Sara

 

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Diritti umani e rifugiati

Carissimi,

dal 18 settembre al 3 ottobre si terrà a Lugano un forum sulla giustizia internazionale e i diritti umani, vedi locandina allegata.

Mercoledì 18, alle 18.00 Renaud Weber, procuratore pubblico, proporrà un esposto molto interessante sul Ruanda, sul genocidio, la giustizia e il tribunale internazionale in quanto ha condotto la fase istruttoria del primo processo intentato all’estero nei confronti di un cittadino ruandese perseguito per i crimini commessi in questo paese.
Il signor Weber ogni volta che si reca in Ruanda non perde l’occasione per salire a visitare i nostri progetti a Rutongo e condividere un pasto al nostro foyer, dove bimbi e ragazzi delle varie etnie convivono pacificamente, crescono con dignità e gioia e accolgono sempre con molto calore gli amici che vanno a visitarli.

Segnalo inoltre che sabato 14 saremo alla festa della Torre di Redde nel bosco di Vaglio per una pesca di beneficenza e domenica 15 a Maglio di Colla per la festa di fine estate con una bancarella d’ artigianato del Ruanda e di pizzi e lini.
Gli introiti di queste manifestazioni serviranno per offrire aiuti d’ urgenza e acqua potabile nella savana del Ruanda, dove vengono accolti in centri di emergenza i profughi scacciati dalla Tanzania.

E’ un esodo continuo di ogni giorno, nel silenzio più totale della comunità internazionale: questa gente spogliata di tutto, inseguita fino al confine col Ruanda dalla polizia della Tanzania è logorata dal viaggio e affamata; molti bambini entrano soli, la loro famiglia dispersa chissà dove…

Vi ricordo che per i nostri mercatini siamo sempre alla ricerca di volontari, se avete disponibilità contattateci, grazie!

con cari saluti
per l’associazione gabriella

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Emergenza profugi rwandesi da Tanzania

Carissimi
purtroppo continua in questi gironi l’espulsione di ruandesi cha da anni vivevano in Tanzania, figli e discendenti di gente che nel 1959 fuggirono dagli eccidi. Per saperne di più:
http://www.liprodhor.org/2013/08/6-aout-2013-les-rwandais-sont-expulses-de-la-tanzanie/
http://www.rnanews.com/sports/7517-des-rwandais-chasses-de-la-tanzanie-refugies-au-burundi
http://fr.igihe.com/actualite/la-societe-civile-rwandaise-condamne-l-expulsion.html

Da 2 anni siamo impegnati a fornire pompe idrauliche ad energia solare a nuovi villaggi nella savana del Ruanda dove vengono sistemate queste persone.
Vengono cacciate dalla Tanzania, spogliate di tutto e diverse famiglie vengono anche separate: se la mamma è di origine ruandese viene espulsa da sola perché i figli rimangono al marito, se la mamma è tanzaniana le vengono tolti i figli che sono espulsi insieme la papà.
Quando varcano il confine vengono accolti in campi profughi di accoglienza provvisori poi il governo ruandese fa il possibile per costruire per loro nuovi villaggi assicurando un ettaro di terra da coltivare.
Ma il Ruanda è piccolo, densamente popolato, con moltissimi altri rifugiati da sostenere provenienti dal Burundi e dal Congo…

Al momento siamo riusciti a fornire di fresca acqua potabile presa dalle sorgenti del Nilo 17 villaggi e altre 3 pompe sono in costruzione, il pezzo di una pompa si aggira sui fr 35.000.- volete darci una mano?

Le prossime attività di Insieme per la Pace sono a loro favore: il 7 e il 14 settembre con pesche di beneficenza alla Torre di Redde, il 15 settembre un mercatino a Maglio di Colla e a fine fine settembre 2 giorni alla sagra dell’uva di Mendrisio. Se volete aiutarci ecco il numero del nostro conto corrente postale CCP 9-32616-5

con cari saluti gabriella

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Giornata mondiale dell’acqua 2013

Carissimi,
ricorre oggi la giornata mondiale sull’acqua istituita dalle nazioni Unite nel 1992.

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A nome delle centinaia di migliaia di Ruandesi che, grazie alla vostra solidarietà e generosità, beneficiano di fresca acqua potabile un pensiero di gratitudine e riconoscenza.

Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più il mondo risplenderà di bellezza (madre Teresa di Calcutta)

Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli (proverbio Masai)

Buona giornata gabriella

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E si ricomincia…

… con la raccolta fondi 2013: primo appuntamento il 9 e il 10 marzo ad Agno, fiera di San Provino, con 2 giornate di pesca di beneficenza.

Lo scorso anno, grazie alla solidarietà e alle nostre numerose attività, siamo riusciti a offrire fresca acqua potabile a 12 nuove comunità nella savana del Ruanda e al centro sanitario del villaggio di Tabagwe con annessa una scuola elementare e secondaria con oltre 2000 allievi e 2 fontane al vicino villaggio, il tutto per un totale di fr 285’550.-: circa 35’000 persone ne beneficiano.
La popolazione di queste nuove comunità è composta da figli e discendenti di persone che nel 1959 sono dovute scappare dagli eccidi in Ruanda, in maggioranza donne e bambini.
Fino ad alcuni anni fa vivevano in pace in Tanzania, poi improvvisamente il presidente della Tanzania ha dato ordine tassativo che tutti i Ruandesi, anche se nati e cresciuti in esilio e parecchi ormai di nazionalità tanzaniana, dovevano rientrare nel loro paese di provenienza: li ha scacciati, sono stati derubati di tutti i loro averi, hanno ucciso gli uomini allevatori che erano al pascolo con le mandrie per derubarli delle mucche…
Il Ruanda si è trovato e si trova tuttora così davanti ad un’ennesima emergenza: migliaia di persone da accogliere, nutrire, alloggiare, bambini da scolarizzare.
Le autorità hanno allestito e stanno tuttora costruendo villaggi dove si sta facendo il possibile per dare una dignità di vita a queste persone così duramente provate e per offrire loro un ettaro di terreno da coltivare.
L’ offrire loro una pompa idraulica a energia solare che capta acqua potabile rappresenta un primo importante e urgente intervento: ora l’acqua è torbida, viene presa dal fiume Akagera, sorgente del Nilo, strapieno di coccodrilli a decine di chilometri di distanza o, durante la stagione delle piogge, da pozze dove vanno ad abbeverarsi anche gli animali selvatici.

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Quando andiamo a visitare questi villaggi non andiamo a mani vuote, portiamo vestiario, materiale scolastico e distribuiamo capre, pecore, galline e galli.

Ora altre 5 pompe sono in costruzione ed è per queste che stiamo raccogliendo fondi.

Vi aspettiamo numerosi ad Agno, se qualcuno avesse voglia anche di fermarsi ad aiutarci a vendere i bigliettini della pesca di beneficenza ci contatti per favore.

Cari saluti per l’associazione gabriella

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Ultimo giorno

È mattina presto, appena appena il primo chiarore, tra 10 minuti ci sarà il sole. Siamo vicini all’equatore e le giornate sono di 12 ore di sole e 12 ore di buio, in un attimo si passa dal buio pesto alla luce piena e così la sera, alle 18.00 c’è ancora il sole, alle 18.30 buio pesto. I falchi, questa mattina ne ho contati 34 poi ho perso il conto, sono ancora appollaiati sugli grandi alberi del nostro giardino e dei giardini dei vicini. Presto prenderanno il volo per andare a caccia in tutto il Ruanda e la sera puntualmente rientreranno a Kigali.

Questa notte la piccola Giulia ha ancora dormito con me tranquilla e beata, senza pannolini, senza sgradevoli sorprese. Ieri sera ci ha deliziato con le sue chiacchierate, a tavola ha mangiato con noi. Come cena d’addio Cipriano ci ha cucinato della carne, a Giulia ne abbiamo dato un pezzettino da succhiare: oh ma questo è un osso, non carne: la nonna aveva paura che si strozzasse…

Nella nostra casa famiglia di Kigali da una decina di giorni abbiamo accolto una giovane mamma coi suoi due figli Moria di 4 mesi e Prince di 2 anni e qualche mese, anche lui un gran chiacchierone.
L’altro giorno, il giorno della partenza di Antonina, Esther e Alessandro, in attesa di andare all’aeroporto erano seduti nel giardino del foyer, vicino ad Alessandro un bicchiere con dell’acqua che da alcune ore qualcuno aveva lasciato su un muretto. Il piccolo Prince ha preso il bicchiere, è acqua sporca ha detto, meglio portarla via altrimenti se la beve Alessandro gli fa male. Prende il bicchiere, gira dietro casa dove c’è una specie di cucina tradizionale e alla fontana rovescia l’acqua.

Ecco Prince alle prese con un telefonino pronto a scattare una fotografia, anche da noi i bimbi sono affascinati dalla nuova tecnologia, ma Prince non si accontenta di scattare, vuole anche un MUSEKE, ossia sorridete!

Sabato sera sono arrivati Filippo e Vittorio, si fermeranno una decina di giorni. Oltre ad incontrare i loro “fratelli”, i ragazzi che da anni le loro famiglie stanno sostenendo col nostro programma di sostegno a distanza e a visitare alcuni dei nostri progetti, hanno in programma un viaggio in Burundi e domenica la visita al parco dei gorilla di montagna. Il costo per la visita ai gorilla è ora di ben 750$, i turisti non si lasciano scoraggiare dal prezzo, sanno che per il Paese questo rappresenta una entrata finanziaria importante, che i gorilla sono ben protetti, che parte dei soldi vanno gli agricoltori che abitano nelle vicinanze del parco e grazie a ciò non c’è più bracconaggio.

Josiane ed io partiremo questa notte, la certezza di aver fatto il nostro massimo possibile, da aver utilizzato i fondi raccolti al meglio.
Grazie alla vostra solidarietà e al vostro sostegno abbiamo potuto portare sollievo, condivisione e fratellanza.

Ancora oggi le ultime spese per riempire al massimo i nostri bagagli con manufatti di artigianato ruandese, nella speranza di incontrarvi numerosi ai nostri mercatini, che rappresentano in importante entrata finanziare per la nostra associazione

Cari saluti gabriella

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Byumba

Ieri siamo andati a Byumba per distribuire capre e pecore a una comunità di pigmei che vive in un villaggio a 2500 metri d’altezza.

Ogni volta che devo andarci un misto di inquietudine e di tristezza mi assale, ripiombo nel terribile mese di maggio 1994, in pieno genocidio, la mia prima volta in Africa, in Rwanda, in territorio di guerra, il primo centro di raccolta di bimbi rimasti orfani o dispersi, il grande cambiamento che viaggio nell’inferno ha portato nella mia vita.

La strada per salire a Byumba (continuando porta in Uganda, siamo a poche decine di chilometri dal confine), attraversa paesaggi bellissimi, puliti, ordinati e ora ben terrazzati e coltivati, ma l’immagine di migliaia di profughi, colonne interminabili di gente spogliata di tutto che scendeva dalla montagne nell’inutile speranza che qualcuno passasse a portare aiuti è sempre ben viva in me, anche ora non riesco a credere che in un paese così idilliaco avesse potuto scatenarsi quell’inferno, in tre mesi un milione di morti massacrati dall’impietoso macete.

Arrivati a Byumba ci rechiamo subito al vescovado per incontrare monsignor Servilien, è lui che ci dovrebbe procurare gli animali da distribuire e aiutarci nella organizzazione della stessa, visitiamo la cattedrale ora rinnovata e rinfrescata con le vetrate colorate… lontani ormai i tempi dove i feriti venivano portati qui e questa chiesa rappresentava un posto di primo soccorso, impregnata di sangue e disperazione.

Arriva il vescovo, ci offre un caffè e poi via tra saliscendi, su strade sconnesse verso il villaggio dei Batwa, fortunatamente gli ovini sono in arrivo, nessuna malattia minaccia la nostra distribuzione.
Facciamo un giro a piedi per visitare l’intero villaggio dove abitano 47 famiglie in case dignitose, col tetti di coppi: tra bimbi, anziani, cugini e parenti vari questo UMUDUGUDU ne ospita al minimo 400. I pigmei scelgono di vivere ai margini della società e di non integrarsi. Ogni volta che li incontro mi sembrano tristi, con nell’anima ancora il ricordo della caccia nelle foreste, della preziosa argilla portata al villaggio dagli uomini e regalata alle donne per fabbricare vasi e contenitori per l’acqua…
Prima dell’arrivo della colonizzazione il clan dei pigmei era importante per il regno del Rwandaurundi, procurava i contenitori per l’acqua, un altro clan era composto da coltivatori, un’altro ancora da allevatori per lo più nomadi.
Le distinzioni razziali e le etnie sono nate dopo: i coloni hanno creato distinzioni e separazioni, gelosie e prevaricazioni, hanno diviso, territori e regni, hanno distribuito terre alle varie nazioni europee.
Il regno rwandese, ormai diviso, è toccato alla Germania sebbene nessun tedesco era riuscito a mettere piede in questo Paese e i rwandesi stessi non erano a conoscenza di essere diventati una colonia.

Eccomi a suggerire al vescovo di consigliare che montoni e capre non sono da mangiare subito, meglio aspettare che che facciano i piccoli per poi venderli a ricavare un po’ di soldi per magari acquistare sapone e uniformi per mandare i bimbi a scuola, per migliorare la loro qualità di vita.

L’arrivo dei montoni, le capre arrivano a piedi; i collaboratori del vescovo hanno girato alcuni giorni, a piedi sulle montagne, per procurare gli animali, grazie di cuore!

Oggi I febbraio è la festa degli eroi, ci saranno celebrazioni, canti e danze in tutto il Ruanda, Antonina, Esther e Alessandro rientreranno in Ticino, anche loro carichi di materiale per i nostri mercatini, Josianne ed io partiremo martedì sera, abbiamo ancora il tempo per accogliere Filippo e Vittorio che arriveranno sabato, finalizzare progetti diversi, salire a Rutongo,fare acquisti, ecc, ecc…

Cari saluti gabriella

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Non stiamo esagerando…

… ma questi bimbi ruandesi veramente stupiscono…

Oggi nel pomeriggio ci ha raggiunte a Kigali Constance, la presidente dell’associazione delle vedove di Rutongo, per aiutarci a portare aventi il nostro lavoro da certosine con le foto da infilare nelle buste, sembrano infnite!

Non avendo nessuno a cui poter affidare la sua nipotina Giulia, Constance l’ha postata con sè: sono arrivati dalla stazione dei bus a casa nostra col taxi – moto, Giulia ben fasciata sulla schiena della nonna.

Giulia ha 1 anno e mezzo, è nata il 16 luglio 2011, è vispa, sveglia e parla come una radiolina. Josianne ed io è la prima volta che la incontriamo. Vedendomi a piedi nudi mi ha subito offerto i sandali di Josianne dicendole di darglieli perché UMUKECURU (si legge UMUCHECIURU ed è una parola di assolutamente di rispetto per una donna di una in là con gli anni) è a piedi nudi… assolutamente devo infilarmi i sandali.

Passano alcune ore e tra battute, considerazioni varie e continui ringraziamenti per essere qui con noi due bianche, arrivano le 19.00 di sera, Giulia che chiama la nonna e le dice: mi lavi? è ora di mettermi a letto… dopo il bagnetto un po’ di riso e carote, una tazza di latte e la piccola si rivolge a me e a Josianne: ciao, mi corico, buona notte anche a voi…

Ora è nel mio lettone, dorme profondamente, Constance mi ha assicurata che non mi farà sorprese bagnate durante la notte.

Noi tre possiamo continuare tranquille il lavoro.

Cari saluti gabriella, josianne e constance

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